Unmondodibene :: le avventura di Nathan&LaFrancese
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Tombe di famiglia con vista ghiacciai offronsi

pubblicato da Nathan

mercoledì 28 novembre 2007



In questi giorni, il Comune ove risiedono i miei genitori si è premurato di recapitare a tutte le famiglie una lettera contenente un'offerta irripetibile.


E allora ci siamo chiesti:

Possiamo rinunciare all'allettante prospettiva di giacere per l'eternità sotto l'imponente figura del Mont Emilius, di fronte a quell'incommensurabile scenario offerto dalle creste del Grand Combin?

Io e la Francese, nomadi instancabili dell'amore, in previsione del nostro ultimo viaggio, abbiamo prenotato i nostri posti.

Ma in questi casi, si sa, ti fanno gli sconti sulla quantità.
Cerchiamo coinquilini amanti dell'aria pura e desiderosi di riposare confortati dall'abbraccio delle montagne più alte d'Europa.

Vi aspettiamo.

La concessione dura 99 anni, non è il caso di affrettarsi.

C'è crisi, c'è grossa crisi!

pubblicato da Sonia

A due settimane dal fatidico esame, la mia vita si è assai più movimentata.
Ho "messo-in-moto-le-pale" - come direbbe Nathan!
Come immagino accada a tutti, quando si ha un obbiettivo da concretizzare, tutto il resto passa in secondo piano.
Adesso, rigenerata, compleannata, viziatissima, ho ripreso a fare un po' le solite cose, anche se con ritmo accelerato.

Ieri sono sgattaiolata all'anteprima di un film, a gratisse!
Una delle tante mail list mi aveva inviato un codice per ricevere due biglietti omaggio per la prima del film La Valle di Elah. Nathan ovviamente era lassù tra i monti ed ho dovuto rinunciare alla sua compagnia.
Il film è stato veramente bello: una bella trama impegnata - un padre ex poliziotto militare si mette a cercare il figlio di leva in Iraq scomparso dopo una licenza - attori bravissimi - il padre è Tommy Lee Jones, la madre una bella invecchiata Susan Sarandon, ma soprattutto la giovane investigatrice è Charlize Theron, che non mi ha fatto dormire per giorni dopo The Monster! - un'ottima regia, pulita e snella, di Paul Haggis, un bel messaggio: il paese è in crisi, abbiamo bisogno d'aiuto, la grande America lancia un help!

ps. metterò un post it per ricordare il film dentro il mio nuovissimo Morandini, regalo di Nath citato in questo post!

Pop Art in Love

pubblicato da Sonia

martedì 27 novembre 2007

Chi fa da se fa per tre! ;-)

pubblicato da Sonia

venerdì 23 novembre 2007

...dato che Nathan, ha un sacco da fare - deve chiudere tutto prima di prendere La poderosa e partire verso il meridione senza scordarsi il pacchetto che tanto mi ha fatto sospirare - me li faccio da sola gli auguri di buon compleanno!!

tanti auguri a me....
tanti auguri a me....
tanti auguri alLaFranceseeeeee.... tanti auguri a me!!
pepepe!!

Ho perso le parole

pubblicato da Sonia

mercoledì 21 novembre 2007



Ho perso le parole, perché mi sono messa a giocare un po' con i colori...
...e a dirla tutta, dopo tanto tempo, pensavo peggio.

Deva Dasi, tecnica mista, acquerelli e gessetti. 20 novembre 2007

Pecore

pubblicato da Nathan

martedì 20 novembre 2007

Lo strano caso di un blocco creativo.



Che fine ha fatto la Francese? Qualcuno mi saprebbe indicare dove è finita la sua spinta creativa?

Lo scorso weekend l’abbiamo passato nel paese delle pecore. L’unico luogo in Europa dove ancora le pecore pascolano allo stato brado. Una sorta di Pampa della campagna toscana.

Tornando a casa un tardo pomeriggio ne abbiamo vista una sull’argine del fiume. Sapete, quegli argini alti, terrapieni possenti da piana alluvionale, dove per troppo tempo hanno dovuto convivere con i capricci delle piene autunnali.

C’era questa pecora, abbastanza vicina al ponte a schiena d’asino che stavamo attraversando (in questa piana certi giorni si direbbe che il tempo si sia fermato), questa pecora, dicevo, se ne stava sull’argine a dare le prime lappate all’agnello di cui si era appena sgravata.

Io non so che ci facesse questa pecora sull’argine, con la placenta che ancora le scendeva sugli zoccoli e quell’agnello dal pelo di quel giallo uterino, malfermo sulle zampe e ad occhi chiusi con il muso di sua madre che lo spingeva a muovere i primi passi nel freddo di un mondo che non so se si sentisse pronto ad affrontare.

Nessun gregge, nessun pastore nei dintorni. Solo questa madre. E il suo cucciolo, in una fredda sera novembrina.

E la Francese che mi fa: “si va alla ‘asa del popolo a domandare se conoscono codesta pe’ora!”.

Ecco.
Di cose ce ne sarebbe da dire e da scrivere. Quante pale ci sarebbero da far girare, se solo la Francese si decidesse a rimetterle in moto.
La redazione langue, le telescriventi hanno esaurito la carta, le rotative sono arrugginite.
Ma la Francese che fa?

E poi i vigili la domenica mattina, la Francese col cellulare sull’orecchio davanti alla scena del delitto. Quel collo piegato in posizione innaturale, la rigidità del corpo a pelo d’acqua, gli zoccoli protesi a cercare invano il fondale. Non è la stessa pecora di ieri sera (ne abbiamo estratto il dna dall'orecchio con un cotton fioc).

E poi un’altra. Due pecore assassinate e fatte rotolare nel fiume a ottocento metri l’una dall’altra. Nell’interesse di chi? Con quale efferatezza? Un regolamento di conti per il controllo dei pascoli? Un’azione organizzata? Il racket del pecorino? E qual è il legame (simbolico e concreto) con il parto di ieri sera? E con l’esaurimento della vena grafomane della Francese?

Un caso raggelante e assurdo che solo il Gorilla potrebbe risolvere.
Solo lui saprebbe ritrovare le parole smarrite della Francese e raddrizzare l’ordine naturale delle cose, quell’ordine che riporta la pecora nel mio piatto e non l’abbandona alle acque limacciose di un affluente dell’Arno.

Il vento che mi porta da te

pubblicato da Sonia

lunedì 12 novembre 2007

Venerdì l’autostrada è battuta da un vento che fa sbandare. Mi avvicino ai telonati con prudenza mentre li guardo ondeggiare tra la mezzeria e la corsia d’emergenza. Li supero con uno scatto della Poderosa, di nuovo baldanzosa dopo il rinnovo di olio, candele, calotta e filtro della benzina.

Il mio meccanico con un passato da squatter mi ha detto che, nonostante i suoi centomila km (di cui trentamila solo nell’ultimo anno) e i suoi 14 anni di onorata attività, la Poderosa ha ancora una grande energia e soprattutto un gran cuore da donare alla causa del mio amore a distanza. Me lo dice con quel sorriso incoraggiante, il pizzetto alla D’Artagnan e quegl’occhi sinceri sotto il ciuffo da moschettiere, contraddicendo la mia superata convinzione nel considerare i centomila un limite oltre il quale l’ignoto si fa padrone della mia strada.

La Poderosa va, schiaffeggiata dal vento di questa giornata che dalle mie parti minaccia neve, dopo due giorni di correnti calde che scendevano dalla Svizzera, grazie ai 190 euro che ho lasciato al mio meccanico squatter che sempre, e senza che io gliel’abbia mai chiesto, mi porge una ricevuta fiscale dettagliata al centesimo.

Ho un pacchetto nel borsone, un regalo per la Francese, ora che solo questa strada mi separa dalla conclusione di due settimane filate di lontananza. Il vento non sembra calare nel piemonte nord-orientale, all’aprirsi di questa sterminata pianura risicola a stagione finita. Si smorza più a sud, tra le colline del vino che preannunciano l’Appennino.

L’ho preso giovedì, il regalo, dopo aver lasciato l’auto dal meccanico. Gli ho raccontato di quei cali di spinta in autostrada, da quando il freddo e l’umidità hanno preso il posto dell’estate. Di solito succede a centinaia di chilometri da casa, nelle lande nebbiose del Piemonte o sulla strada costiera che si lascia alle spalle le montagne liguri ed entra in Toscana. Perde spinta, balbetta, non si mette a singhiozzare, ma ad esitare, un tremolìo della cloche del cambio, un’aritmia dei giri nel cuore stanco della Poderosa. Succede sempre lontano da casa, quando un arresto della marcia non messo in conto sarebbe un contrattempo decisamente irritante. L’attesa del soccorso, l’accompagnamento all’officina più vicina, la puzza di raggiro nelle spiegazioni di un meccanico da cui dipenderei completamente. La necessità di fidarmi, pagare e venire via il prima possibile.

La tensione che sale, durante le crisi di angina pectoris della Poderosa, e la necessità di prevenire un collasso sull’autostrada, mi portano dal mio meccanico di fiducia. Lui mi parla di tensione elettrica sui vecchi cavi che escono dalla calotta, le arterie che trasportano l’energia che incendia la benzina nei cilindri, e di filtri sporchi. E io gliela lascio e me ne vado in centro, appiedato, verso quel nuovo franchising di vecchia libreria che offre il venti per cento di sconto su tutti i libri, novità comprese.

Il regalo c’è, finalmente è uscita la nuova edizione, quante volte la Francese ha invocato il possesso di quest’oggetto pratico di consultazione…

Prendo anche Yasmina Khadra, titubo sulla nuova traduzione Einaudi di McEwan. Pago ed esco.

Dopo il passo del Turchino viaggio di nuovo nel vento. Sale dal mare picchiando le strade che attraversano Genova. Il traffico è intenso, ma l’estate si è portata con sé anche le code. In questi venerdì di novembre anche questa città imbuto permette alle auto di attraversarla senza attese estenuanti nelle sue gallerie.

La Francese mi chiama, in quest’intrico di montagne che scivolano nel mare. Vuole sapere del regalo, capire da indizi precisi di che si tratta. Ma la comunicazione non fluisce, s’interrompe e si riprende, le gallerie e questi boschi che assorbono i segnali d’amore.

In Liguria cala la notte anticipata dell’inverno. Capto voci con la sintonia manuale della vecchia autoradio ed entro in toscana come un proiettile che buca le tenebre scese a nascondere l’incendio di colori che d’autunno ammantano i monti apuani.

Il meccanico mi ha chiamato nel pomeriggio. L’auto è a posto, passa quando vuoi. Alle sette sono da lui. Svolge il lungo racconto, diagnosi e prognosi. La Poderosa è guarita. Passati i tremori, il fiato corto e l’angina. Tieni la ricevuta, mi fa.

In Versilia è come se fossi arrivato. Solo ora mi accorgo di non essermi ancora fermato. Potrei proseguire, battere il mio record personale. Ho fumato due sigarette, mangiato due caramelle. Non ho bevuto, non ho sete, non mi scappa. Potrei andare, portare a termine i miei 450 km senza una sosta. In Versilia c’è l’ultimo autogrill utile, poi a Serravalle Pistoiese, troppo vicino a casa sua per essere una tappa utile. Allora mi fermo. Per fare due passi, sentire l’aria sulla pelle, fare pipì, anche se non mi scappa.

Davanti al bar ci sono due volanti. Quattro poliziotti a parlare di calcio e bere caffè.

Non lo so cosa mi prende. Ma quando sono solo in giro per il mondo, sento sempre su di me un’immagine di presunto sospetto. Sarà che a vent’anni, in quel mese d’interrail eravamo in cinque. Alle frontiere capitava che i poliziotti tastassero i miei pacchetti di sigarette o chiedessero, solo a me, in una carrozza di un centinaio di persone, di mostrare i documenti in quel treno notturno tra Parigi ed Amsterdam. O per quella volta in biblioteca, dove avevo passato tutta la giornata a studiare. Fino alla rapina al vicino Cambio valute. Mi presero tra gli scaffali sulla storia valdostana, i più nascosti del piano terra. Corrispondevo alla descrizione del rapinatore. Mi tennero una mezzora davanti alla volante per identificarmi e perquisirmi.

Sarà per questa mia faccia da presunto colpevole insomma, o il cappuccio della mia felpa, che passo davanti a questi quattro poliziotti aspettando di essere chiamato.

E invece nemmeno si accorgono di me. Il professor Prandelli e la Fiorentina nelle loro parole. La Poderosa riprende la strada, ed io, libero, con lei.

Dal mare al casello di Prato est la strada scorre ad occhi chiusi. Da qui la Poderosa conosce la strada. Non ho nemmeno bisogno di indicarle le svolte. Lei conosce a memoria la campagna che si estende tra Prato e Firenze, una sorta di Via Emilia americanizzata, densa di alberghi, dancing e concessionarie di automobili di lusso.

Ci sono. Parcheggio. La Francese mi saluta dalla finestra. La sua voce risuona nel cortile deserto. Portone, ascensore.

Sono qui.
Sei con me.

250 caratteri:

pubblicato da Sonia

venerdì 9 novembre 2007






Pisellina mia bellina
tu mi sembri un'acciughina.

Fai la voce capricciosa
se ti porto una sorpresa,
ma non fare la golosa
perchè il pacco proprio pesa.

Verrò lento al tuo cortile,
nella mente il tuo bel viso,
un regalo sul sedile,
alla porta il tuo sorriso!

Eureka: la frittata di Colombo!

pubblicato da Sonia

mercoledì 7 novembre 2007

In anni che vivo da sola, ho sempre avuto una difficoltà insuperabile: la frittata con un uovo solo! Lo sò c'è chi sta peggio, ma a me due uva per cena, sembran troppe.

Ho provato in diversi modi, prima, prendendo il problema di petto, comprando un pentolino mignon, ma non son riuscita. È adatto per l'occhio di bue e non per la frittata! Le verdure non si girano e l'uovo sbattuto non tocca la padella.
Remissiva ho provato ad aggirare il problema.
Sono passata all'ovo sodo, ma come dice Virzì, non va ne giù ne su! Ho bussato all'uovo in camicia, ma uff! mi va sempre a fondo! Quindi sono tornata alla frittata, come il primo amore, non si scorda mai! ...e allora giù che mi sono fatta frittate con due, tre uova, e poi giri e giri nel letto me le han fatte maledire!

In questi giorni il lampo di genio! La rivelazione!
La luce è stata la grattugia per le verdure à la julienne. Già. Grattugiare le verdure, così cuocion prima e sono meglio amalgamate dell'uovo, anche da un solo uovo.
Inizio l'esperimento. Soffriggo lo scalogno. Ci grattugio una patata e uno zucchino. Il tutto in un padellino medio, che adopererei anche per una frittata di più uova. Tutto procede per il meglio, si rosolano con la stessa velocità della mia salivazione ad ora tarda. Prendo una scodella e ci spacco l'uovo, l'unico, il solo. Lo sbatto bene, ma bene. È bello liquido. Idea! Aggiungo un goccio di latte.
Guardo la padella: ce la potranno fare i nostri eroi, a far amalgamare bene la verdura anche se piccola con tanto poco liquido giallo?! Penso: se la montagna non va a Maometto... ah no, com'è?! Se Maometto non va alla montagna... Insomma: verso le verdure nella ciotola dell'uovo e mescolo veloce perchè non mi si cuocia lì e non in padella. Sempre rapidamente rimetto tutto in padella e il pensiero vola alle frittelle...

Eh sì! frittata o frittella?! Non importa! ...il procedimento delle frittelle mi porta a fare una bella frittatina con un solo uovo sottile sottile, capace di darmi soddisfazione al palato e all'ego.

Pisa Vituperio delle Genti

pubblicato da Sonia

martedì 6 novembre 2007


...erano rimaste qui, queste fotine, perchè non postarle no?

Il PisaBookFestival e un po' di Pisa, un po' di mare, e qualche pietra lungo la strada...

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La domenica senza te

pubblicato da Sonia

lunedì 5 novembre 2007







La domenica senza te,
ha il rumore della casa accanto,
con gli strilli della madre isterica di buon mattino.

La domenica senza te,
ha la fretta di una colazione in piedi,
senza perdersi troppo negli indugi del sole sulla tavola.

La domenica senza te
non ha notizie di giornale,
non saprei con chi litigare per la cronaca.

La domenica senza te
ha il sapore del pranzo da mia madre,
veloce, più veloce delle sue frenetiche parole.

La domenica senza te,
è un pomeriggio di studio,
un impegno che non lascia spazio alla solitudine.

La domenica senza te,
vola leggera, inaspettata,
nella consapevolezza della densità del nostro amore.